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Come intercettare lo Zero Moment of Truth (ZMOT)

Le aziende capaci di rispondere allo Zero Moment of Truth dei consumatori acquistano un vantaggio considerevole nei confronti della concorrenza.

Era il lontano 2005 quando la teoria del First Moment of Truth suscitò un certo scalpore nel mondo del business. La teoria delineava i passaggi fondamentali che portano un consumatore all’acquisto, con particolare attenzione al lasso di tempo (appena pochi secondi) che servono al consumatore per scegliere il prodotto tra gli scaffali di un negozio. Il First Moment of Truth è solo il passaggio intermedio di una dinamica più ampia caratterizzata da tre fasi:

  1. Stimolo. Il consumatore viene a conoscenza di un prodotto attraverso una campagna pubblicitaria
  2. First Moment of Truth. E’ questo il momento in cui, all’interno di un punto vendita, il consumatore sceglie quale determinato prodotto si porterà a casa.
  3. Second Moment of Truth. Una volta acquistato il prodotto, il consumatore ne fa esperienza d’utilizzo.

Il First Moment of Truth è stato ipotizzato nel 2005. Ma oggi le carte in tavola sono completamente cambiate. Il Web ha rivoluzionato gli acquisti, e la diffusione degli smartphone ha aperto nuove frontiere nella ricerca e nella fruizione di beni e servizi da parte dei consumatori. Questi ultimi non sono più soggetti passivi della pubblicità, bensì hanno gli strumenti e la volontà d’informarsi autonomamente grazie al Web, per poi procedere all’acquisto dei prodotti che più si adattano ai gusti e alle esigenze personali.

Da queste considerazioni sulle trasformazioni della realtà nasce, nel 2011, la teorizzazione dello Zero Moment of Truth ad opera di Jim Lecinski di Google. La Zero Moment of Truth è la fase in cui un consumatore s’informa sul Web prima di acquistare un bene o un servizio.

Zero Moment of Truth

La ZMOT s’inserisce nella dinamica di acquisto precedentemente illustrata anticipando la fase del First Moment of Truth. In altre parole, il consumatore ha già scelto il prodotto ben prima di arrivare al negozio; ciò è possibile grazie ad una ricerca preliminare sul Web tesa a scandagliare cosa offre il mercato, assieme alle opinioni, recensioni e comparazioni fra i vari prodotti ad opera di altri utenti.

Una considerazione sorge spontanea: da quali brand o aziende i consumatori acquisteranno i prodotti/servizi che stanno cercando? La risposta è semplice: in primo luogo dalle aziende e dai marchi che sono stati in grado di rispondere alle domande che i consumatori hanno posto nei motori di ricerca; in secondo luogo da quelle che hanno offerto ai consumatori un’appagante esperienza d’acquisto.

Zero Moment of Truth come filosofia aziendale

Le aziende hanno la necessita di emergere nel Momento Zero della Verità, ovvero devono essere presenti sui Social, nei motori di ricerca, nei forum e in tutti gli altri canali dove gli utenti scelgono i prodotti che acquisteranno. E i marchi che si faranno trovare pronti nella Zero Moment of Truth saranno gli unici a conquistare un vantaggio competitivo nei confronti della concorrenza.

Consigli per le aziende che vogliono emergere nel Momento Zero della Verità:

  • Avvalersi di un esperto di ZMOT che orienti la strategia aziendale
  • Studiare i motori di ricerca per capire cosa vogliono i consumatori
  • Essere presenti nei momenti che contano. In particolare è necessario essere raggiungibili da mobile, senza dubbio il tipo di dispositivo più utilizzato dagli utenti per effettuare una ricerca.
  • Essere rilevanti e attraenti. Ovvero offrire un’esperienza interessante fin da subito, grazie al supporto di video o Ads interattivi.

Una volta che il momento zero della verità è stato soddisfatto, un’azienda ha l’esigenza di misurare l’efficacia e il rendimento della sua strategia. Attraverso Google Analytics è possibile valutare le KPI (key performance indicator) e prendere coscienza, in termini di conversione (funnel) e obiettivi raggiunti (goal), dei benefici che la nuova ottica di ZMOT ha portato al posizionamento di un’azienda (Brand Awareness).

La user experience è necessaria per il cro

Aumentare la conversione (CRO) con l’User Experience

La CRO (ottimizzazione del tasso di conversione) e UX (User Experience) vengono spesso associate insieme, come due sinonimi intercambiabili riferiti all’ottimizzazione dei siti web. In realtà, sono concetti differenti ma pur sempre legati tra loro. E oggi più che mai, comprenderne il legame è di fondamentale importanza per incrementare il rendimento di un sito web.

Può la User Experience aiutare la CRO?

Innanzitutto è bene tracciare una definizione, seppur sommaria, di UX e CRO:

  • User Experience: si prendono in considerazione tutti gli aspetti di un’interazione utente-sito web, naturalmente privilegiando il punto di vista degli utenti. Studiando, anticipando e prevedendo i bisogni e le aspettative di questi ultimi, si realizza una piattaforma a prova di navigabilità.
  • Conversion Rate Optimization: con l’acronimo CRO s’intendono le strategie messe in atto per trasformare la navigazione di un utente in un’azione finale, come ad esempio la sottoscrizione ad una mailing list o l’acquisto di un bene o servizio. Obiettivo della CRO è dunque limare, fino a rimuovere, ogni possibile blocco o intralcio in grado di frenare gli utenti dal cliccare sulla call to action.

Dalle definizioni emerge meglio la relazione che lega i due termini: la CRO è il fine, la strategia di ottimizzazione, realizzabile solo grazie a strumenti distintivi della UX come la prototipazione, il design utente-centrico e l’analisi del comportamento. In definitiva, la risposta è si, la UX aiuta a migliorare il tasso di conversione di un sito web.

In che modo la UX supporta la CRO?

Non ha più molto senso realizzare piattaforme web senza un approccio di User Experience Design. I dati di web analytics indicano il punto debole, ovvero “cosa” non va in un sito internet, ma solo un esperto di UX, attraverso un’approfondita analisi comportamentale, può indicare il “perché” proponendo soluzioni in linea con le aspettative e i bisogni degli utenti. Una delle tecniche maggiormente utilizzate dagli specialisti è l’invio di form e questionari agli utenti; lo scopo è quello di individuare cosa li ha spinti ad abbandonare la pagina o a non proseguire fino alla conversione.

Gli ostacoli alla conversione finale sollevano un altro tema: tutte le procedure, le task, i passaggi e i form che un utente deve attraversare per raggiungere l’obiettivo finale. In altre parole, cosa ostacola una navigazione fluida. Gli esperti di UX hanno le capacità adatte per eliminare le barriere, mantenendo al tempo stesso intatte le esigenze dello specifico business.

Molte aziende, ancora influenzate da una concezione ormai superata, mettono al primo posto la versione desktop del proprio sito internet. Qualunque cambiamento è progettato e parte da lì, sono poi le versioni mobile che devono adattarsi. Gli specialisti della User Experience agirebbero invece in senso opposto: sono infatti diversi i business che traggono vantaggio dalla piena ottimizzazione della versione mobile, ed è nel suo pieno sviluppo che andrebbero concentrati gli sforzi maggiori.

Infine, la UX può essere considerata come una sorta di filosofia, capace di infondere nuova linfa a tutto il team. Chi ha a cuore la User Experience e ne ha fatto un mestiere, è dotato di una spiccata propensione all’innovazione tecnologica, unita alla volontà di perfezionare continuamente le interazioni fra utente e piattaforma. Una volta trovata una soluzione non ci si ferma, ma si va avanti; scelte diverse potrebbero garantire risultati superiori.

Come misurare l’effettivo rendimento del Content Marketing

Non sempre si utilizzano gli strumenti giusti per verificare l’efficacia del Content Marketing. Quali prendere in considerazione per valutare il reale rendimento?

I trend parlano di un continua crescita nell’utilizzo del Content Marketing da parte delle aziende per pubblicizzare prodotti e servizi. Tuttavia, non sempre è facile definire se una campagna è stata proficua in termini di ROI, specialmente in relazione agli obiettivi preposti. Una volta chiariti gli scopi infatti, che possono variare dal lead generation alle vendite, passando per la Brand Retention fino alla registrazione nelle mailing list, è possibile individuare le criticità per una corretta valutazione.

Le Key Perfomance Indicator

Molti marketer utilizzano le tool di Google Analitycs, in combinazione agli strumenti dedicati sui vari Social Network, per valutare l’efficacia delle loro campagne. Nel dettaglio, le tool in questione forniscono diverse KPI (Key Perfomance Indicator). Le più utilizzate, ma anche le più generiche, sono:

  • Visite alla pagina
  • Mi piace ottenuti
  • Condivisioni
  • Sottoscrizioni
  • Download

Tali KPI, in parte legate al Social Sharing, possono essere indicative del rendimento a breve termine di una campagna di marketing, ma non offrono nessuna indicazione su valori molto più importanti come la fidelizzazione del cliente (retention), la Brand Reputation e, soprattutto, il tasso di conversione, ovvero l’unica metrica-chiave che interessa veramente a chi fa business. Non è un caso che le metriche di Social Sharing siano anche dette vanity metrics, perché poco illuminanti ai fini di una verifica approfondita e affidabile.

KPI approfondite per non sbagliare Content Marketing

Di tutt’altra caratura sono le KPI che prendono in considerazione parametri più dettagliati come:

  • Tempo passato sui contenuti. Quantificare il tempo che gli utenti passano su una pagina o un contenuto è un buon indicatore del coinvolgimento e della qualità degli stessi.
  • Coinvolgimento (engagement) nel tempo e nei contenuti. Quanto a lungo fa parlare di sé una campagna di Content Marketing? E quali contenuti in particolare hanno riscontrato maggior successo? Rispondere con precisione a queste domande permette di puntare sui contenuti più incisivi, orientando meglio le scelte di marketing nel lungo periodo.
  • Coinvolgimento degli influencer. Ottenere l’appoggio dei migliori influencer è un trampolino di lancio considerevole. Ma cresce di rendimento se gli influencer sono realmente coinvolti nella diffusione dei contenuti. In altre parole, non basta che condividano i servizi di un brand, bisogna assicurarsi che spingano realmente i loro follower verso quel prodotto o servizio. E’ proprio su questa differenza, ad esempio, che si riconosce una strategia di Link Building di qualità rispetto ad una di scarso livello.
  • Coinvolgimento per canali. Capire che una strategia di Content Marketing è stata più efficace su Facebook piuttosto che su Twitter, potrebbe portare ad un maggiore concentramento di investimenti su Facebook nel futuro; o in alternativa, ad un ripensamento (in chiave migliorativa) del marketing su Twitter.
  • Tasso di conversione per contenuto. Anche in questo caso lo scopo dell’analisi non cambia: valutare quali contenuti portano i risultati migliori e quali i peggiori. Non sempre i contenuti creati facilitano la conversione (l’acquisto, la sottoscrizione ecc.) o coinvolgono a sufficienza gli utenti. Il parametro della conversione offre così lo spunto per elaborare contenuti futuri su misura dei consumatori.

Sono le KPI più approfondite e dettagliate a fornire le indicazioni adatte a ispirare strategie di Content Marketing efficaci. In definitiva, il successo “social” del momento non dice nulla in termini di vendite raggiunte, né per ciò che riguarda la soddisfazione complessiva dell’utente, risultando un aiuto incompleto ai piani di crescita aziendali.

5 modi per migliorare l’efficacia del tuo sito web

Come migliorare efficacia e rendimento di un sito web

Non sempre un sito web ottiene i risultati sperati. Ecco alcune mosse per coinvolgere l’utente e incrementare l’efficacia di un sito.

Professionisti, aziende e importanti corporazioni hanno capito che essere visibili e raggiungibili sul Web è la priorità. Ne conseguono investimenti ingenti (in termini di risorse e capitali) per la realizzazione di siti web all’avanguardia. Tuttavia, non sempre tali piattaforme sono conformi ad un’ottica di User Experience Design e i risultati ne risentono. Poche visite e top della SERP lontana vogliono dire basse conversioni e pochi profitti, che automaticamente si traducono in delusione per le aspettative non raggiunte.

Ma non tutto è perduto: bastano pochi accorgimenti per migliorare l’efficacia di un sito. Il punto di partenza è sempre la prospettiva di un potenziale utente alle prese con la piattaforma in questione; è importante calarsi con imparzialità nei suoi panni per capire cosa lo ha spinto ad abbandonare la pagina e a non cliccare sulla call-to-action.

Sono 5 le mosse da mettere in atto per migliorare il rendimento di un sito Web:

  1. Appeal Grafico
  2. Schema dei Colori
  3. Leggibilità
  4. Analisi della Concorrenza
  5. Velocità di Caricamento

Appeal Grafico

Secondo le ultime ricerche, un utente impiega meno di un ventesimo di secondo per capire se un sito è di suo gradimento oppure no. E in un lasso di tempo così ridotto è l’impostazione grafica ad avere un ruolo decisivo nell’influenzare gli utenti. Solo in seguito la vista cade su altri aspetti come i contenuti, che tuttavia meritano un’attenzione di alto livello (“content is the king, but design is the queen”).

Per questo è bene capire se il sito dispone di un logo, un banner, una hero image o altri elementi grafici (naturalmente disposti in un preciso ordine) in grado di colpire immediatamente l’attenzione dell’utente. Senza il giusto coinvolgimento non ci sarà mai il colpo di fulmine fra sito e visitatori.

Schema dei Colori

Se i colori giocano un ruolo attivo nel marketing, allo stesso modo sono in grado di migliorare l’efficacia di un sito web. I colori e sfumature hanno effetti psicologici sulle persone, soprattutto per quanto riguarda le decisionid’acquisto: il rosso trasmette un senso di urgenza, adatto ai consumatori compulsivi; il nero per il lusso; il verde per i prodotti di salute e benessere; il blu è in grado d’infondere fiducia e sicurezza in un brand; l’arancione crea delle call-to-action irresistibili.

Per saperne di più consulta l’infografica.

Leggibilità

I contenuti devono soddisfare la curiosità e le domande dell’utente nel modo più chiaro e immediato possibile. Se c’è indecisione nello scegliere due sinonimi, è bene preferire quello più semplice ed evitare giri di parole e sofismi.

La qualità di un contenuto non è tutto, anche la disposizione dei testi fa la differenza. La visualizzazione di una pagina web da parte di un utente segue uno schema preciso a forma di F. La visione inizia dall’alto da sinistra verso destra, ma allo scendere della vista l’attenzione si concentra sempre di più nella parte sinistra dello schermo. Di conseguenza, i contenuti più importanti, o comunque che portano al compimento di un’azione, vanno posti nella zona superiore-sinistra del sito.

Analisi della Concorrenza

Ogni business ha dei competitors che vendono lo stesso bene o servizio attraverso una piattaforma Web. Sembrerebbe una limitazione, invece, tale dato di fatto può trasformarsi in un’occasione per migliorare l’efficacia del proprio sito web. Se il sito concorrente è più performante, analizzarlo può dare spunti su come posizionare meglio le immagini, affinare l’interfaccia e l’appeal grafico o creare contenuti più accattivanti.

Infine, studiare la concorrenza significa rendersi esattamente conto di quello che offre il mercato, e sopratutto, di ciò che ancora non è presente. Da qui si parte per offrire un prodotto o un servizio migliore che i concorrenti ancora non vendono; da qui si parte per attrarre nuovi consumatori e accrescere il business.

Velocità di Caricamento

Il sito è perfetto, fornisce un’esperienza di navigazione appagante, la grafica è coinvolgente e adatta al core del business. Peccato che nessuno lo navigherà mai perché il tempo di caricamento della home è troppo lungo; semplicemente, un utente frustrato dalla troppa attesa abbandonerà la pagina trovando altrove ciò che stava cercando. Quindi attenzione alla velocità di caricamento.

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Web Marketing turistico per Hotel

Gli hotel grandi o piccoli, hanno bisogno di incrementare anno dopo anno il numero di clienti, mantenere quelli già in essere, migliorando la propria presenza online.

Un hotel dovrebbe innanzi tutto avere già delle schede cliente con i nominativi e gli indirizzi mail. Potrebbero rivelarsi più utili di quello che pensi.

Il primo passo per una campagna di web marketing per hotel

Un buon modo per iniziare una campagna di web marketing per hotel è avere un sito curato in ogni dettaglio, che sia in target con il proprio pubblico e che descriva al meglio:
Il luogo
La posizione
Chi siamo e storia
I posti vicini da visitare
Le camere
I servizi
le news

Landing page per le offerte stagionali o per promuovere particolari eventi vicini.

Il content marketing per hotel

Oggi le persone vogliono vivere ancora prima di arrivare in un luogo emozioni, informazioni, storie. E’ per questo che una campagna di web marketing per hotel che si vuole distinguere dalla massa deve avere un piano di content marketing. Si possono raccontare storie su persone, famiglie, gruppi che sono state ospitate mettendo in rilievo dei piccoli aneddoti. Si può parlare delle ricette stagionali, dei posti da visitare, delle feste ricorrenti ecc. L’importante è scrivere contenuti interessanti per il proprio pubblico, il quale si deve immedesimare nei vari post.
Lo scopo è quello di attrarre un gran numero di utenti che visitano il vostro sito, emozionarli, interessarli, convertirli.

Social media marketing per hotel

Si possono usare i contenuti prodotti per la campagna di content marketing per ridondarli sui social, in modo da tenere il canale sempre vivo, far rivivere delle emozioni ai clienti, fare leva sull’immaginazioni di chi sta cercando un posto in cui passare le vacanze.

Facebook

possono essere postati i contenuti del sito con il rimando al blog o alle news. Solo la intro deve essere riscritta appositamente per il canale con delle belle immagini a corredo.  Ogni 8 post di carattere generico, 2 di carattere promozionale, questa è la soluzione più idonea per il marketing per hotel. Se i vostri articoli saranno interessanti, sui social diventeranno virali. Quantomeno tra le persone che vi seguono.

Si può inoltre fare della pubblicità a pagamento, le famose Facebook ads, in modo da andare ad incettare un nuovo pubblico interessato. Avendo a disposizione le mail ed i nominativi dei vostri “già clienti” potete inoltre fare delle campagna di nicchia proponendogli degli sconti, o semplicemente aggiornandoli tenendo vivo in loro il ricordo positivo. In particolari occasioni al Ads possono essere usate per generare nuovi lead.

Instagram

Sempre in crescita è un canale da non sottovalutare. Si possono postare varie tipi di foto, da quelle dell’hotel, ai cibi, alle manifestazioni culturali, visite turistiche, luoghi vicini ecc. Vanno postate 2 ogni 3 giorni in modo da dare continuità al canale e raggiungere quante più persone possibile attraverso gli hashtag. Se il lavoro viene effettuato con costanza e le foto sono particolarmente belle, inizierete a beneficiarne al livello di brand image ma anche di conversioni.

Anche in questo caso è possibile fare pubblicità a pagamento tramite l’account di Facebook.

Google adwords

Specialmente a ridosso delle vacanze, o di eventi particolari, le adwords non possono mancare. E’ necessario individuare bene il target e la geolocalizzazione in modo da non alzare troppo il costo della campagna di web marketing. Dovete creare annunci per la rete di ricerca e banner per la rete display.
Occorre avere una landing page dove far atterrare gli utenti e spingerli alla call to action in modo diretto senza passare dal sito. Con l’uso delle landing page le conversioni aumentano anche del 100%.

SEO

Il sito in prima pagina per keywords di livello è importante, ma se il budget non lo consente potete indicizzare il web site anche per long tail keywords. Utilizzando poi il content marketing verrete trovati anche per molte keywords di nicchia impossibili da ottenere con il solo sito internet. Per avere qualche buon link in ingresso fatevi pubblicità su alcune riviste del settore alberghiero italiane, internazionali e locali in modo da aumentare la vostra link reputation e allo stesso tempo promuovere il vostro hotel. La seo per hotel è sicuramente un buono strumento di web marketing per acquisire lead.

Mail Marketing

Di solito gli hotel scrivono solo in prossimità delle vacanze o per eventi particolari. Attraverso il content marketing potete invece inviare una mail per ogni articolo postato, aumentando di riflesso il brand equity, affiliando maggiormente i vostri clienti, tenerli aggiornati sulla vita dell’hotel.

Saranno sicuramente invogliati a farvi visita il prima possibile.

Area registrata

Se avete una area registrata, al suo interno potete sapere perfettamente come si comportano gli utenti, potete pertanto capire meglio il loro comportamento, e creare delle automazioni, come ad esempio l’invio di una mail una volta che viene visitata una pagina particolare.

Tutto questo richiede un certo sforzo economico, ma se volete utilizzare i canali digitali e web per promuovere il vostro hotel, sono tutti step da seguire.

 

Creare un blog di successo attraverso il content marketing.

Se il vostro sito non ha una sezione news, o una sezione preposta al blogging è decisamente consigliato aprire un blog.
Aprire un blog nuovo, con un nuovo dominio, ha come unica controindicazione quella di non avere inizialmente link in ingresso.

Aprire un Blog

Prima di aprire una blog, dovreste fare una analisi dei competitors e capire se altri stanno già  facendo content marketing nel vostro settore e in che modo. Quali argomenti trattano e quali sono i loro punti di forza. Se poi i post dei blog vengono ridondati sui social network, è semplice individuare quali argomenti hanno più successo su un pubblico in target.

Una volta analizzati i competitors, è necessario individuare gli argomenti che volete trattare e suddividerli in categorie. Potete iniziare con un numero limitato di categorie per poi ampliarlo in seguito.

Affinchè gli utenti si affilino al blog è necessario cadenzare le uscite in funzione dell’argomento e del giorno.
Se state parlando di digital marketing, vi organizzerete ad esempio per pubblicare un articolo tutte le mattine del lunedi, mercoledi, venerdi con delle news dal settore. Il pomeriggio potete invece offrire degli articoli informativi o formativi. E’ buona norma nel content marketing non parlare di se, della propria azienda, ma scrivere contenuti di interesse generale (per il vostro target).

Ogni 8 articoli generici, potrete introdurne 2 di brand, cioè promozionali, spiegando che cosa avete fatto di eccezionale.

Tutti gli articoli devono andare a colpire un determinato pubblico, ed è per questo che ognuno di essi deve essere progettato ad hoc ed essere molto molto interessante e competitivo.

Il content marketing in generale impiega diversi mesi prima di trasformarsi in impression. Prima di tutto perché i motori di ricerca hanno bisogno di tempo per capire la continuità del servizio che offrite, in secondo luogo perché non avendo link in ingresso, i vostri post non raggiungeranno quasi sicuramente le prima pagine nelle serp.

In genere dopo circa 6 mesi si iniziano a vedere i primi risultati.
E’ buona norma inizialmente farsi conoscere almeno un pochino, facendo un pò di digital pr per guadagnare traffico e qualche buon link.

Quando gli utenti superano la soglia delle 50 / 100 visite giornaliere, il blog è lanciato e potete iniziare a rivedere il piano editoriale magari introducendo nuove categorie e quindi interessi.

I Social

Insieme alla crescita degli utenti da motore di ricerca se gli articoli vengono utilizzati anche per popolare i social, vedrete un incremento anche su questo fronte. Tramite le insignt di facebook ad esempio inizierete a vedere come si comporta il pubblico. Non è detto che i dati delle google analytics e delle insight di Facebook siano coincidenti. Il vostro pubblico sulla rete di ricerca potrebbe può non essere il medesimo che sui social network. A questo punto dovrete riorganizzare il piano editoriale e le cadenze in funzione dei dati in vostro possesso.

Il fine è quello di ottenere il massimo da tutti i canali, per cui dovrete cercare di leggere correttamente il dato in modo da tradurlo poi in azione.

Un esempio, se sui social network ricevete maggiori like e visualizzazioni per gli articoli sulla seo, dovrete incrementarne il numero, senza sacrificare gli altri settori. Se invece gli articoli sul social media marketing sono poco visualizzati o condivisi, dovreste rivedere gli argomenti trattati. Magari hanno poca presa e devono essere rivisti nella loro architettura o nel merito del contenuto.

La misurazione

La misurazione è fondamentale per capire come evolvere il blog.

Di conseguenza è necessario sempre, tenere sotto controllo tutti gli indicatori a disposizione.
Potete utilizzare anche le heatmap o video comportamentali per approfondire il comportamento degli utenti su alcune pagine, in modo da poter correggere anche eventuali errori di progettazione a livello di architettura o di user experience.

Se su un post avete molti accessi ma una frequenza di rimbalzo molto elevata, attraverso strumenti come Hotjar potrete capire fino a che punto l’utente si è spinto a leggere il contenuto prima dell’abbandono, dove ha cliccato ecc.

Avere sotto controllo il comportamento degli utenti è fondamentale per un blog che vuole crescere in qualità, quantità e visite qualificate.

Strategie di Marketing Digitale per l’edilizia

Il marketing digitale è la chiave attraverso cui accrescere le potenzialità e la competitività di un business. Qualsiasi genere di impresa o attività ha spazio per crescere sul web, e il comparto dell’edilizia non è da meno. Impostando una strategia coerente e multicanale è dunque possibile avviare il processo virtuoso di crescita digitale. Le tappe da seguire in tal senso sono complesse e per essere certi che l’investimento in Digital Marketing per l’edilizia dia i suoi frutti potrebbe essere d’aiuto la consulenza di una Digital Agency.

Per attuare una strategia digitale efficace è necessario operare su più livelli contemporaneamente:

  • Una piattaforma ad alta capacità di conversione
  • Ottimizzazione SEO, SEO localizzato
  • Pay Per Click
  • Social Media
  • Retargeting
  • Blog

Sito web ad alta capacità di conversione

Per sfruttare appieno le potenzialità del digital marketing, un sito web deve essere in grado di massimizzare le conversione provenienti dall’esterno. Quando il potenziale cliente approda alla piattaforma attraverso un link esterno, deciderà se abbandonare o continuare la navigazione in un lasso di tempo compreso tra 0 e 8 secondi. Per questo la landing page deve risultare accattivante e concentrare in pochissimo spazio le informazioni e i contenuti giusti che indirizzino verso la call to action.

Ottimizzazione SEO e SEO localizzato

Le tecniche SEO permettono una migliore relazione con i motori di ricerca, contribuendo a far emergere un sito web dalla folla di competitor già presente sul web. Attraverso la scelta delle migliori parole chiave e aumentando la permeabilità del sito ai motori di ricerca è possibile migliorare il proprio ranking e venir visitati da un maggior numero di utenti in target.

Pensa globalmente e agisci localmente” recita un celebre motto e naturalmente, l’ottimizzazione SEO in chiave Digital Marketing per l’edilizia non può fare a meno di prendere spunto. Fornire una chiara indicazione agli utenti di dove sia situata l’impresa costituisce un notevole passo avanti. Attraverso le meta tags e i title è possibile aiutare i motori di ricerca come Google e gli utenti ad avere un preciso e sicuro riferimento geografico.

Pay per Click (PPC)

Non solo SEO, anche SEM. Dal momento che le tecniche di ottimizzazione SEO sono diventate accessibili a tutti, per emergere è necessario affinare anche le tecniche di SEM (search engine marketing). I banner pay per click come Google Ads risolvono l’inconveniente, a patto che siano utilizzati in sinergia con gli strumenti di analytics integrati.

Social Media

Immagina, l’impresa edile sta portando a termine un’importante costruzione in una grande città. Un video, che mette in luce le tecniche utilizzate e i risultati raggiunti, viene caricato sul sito aziendale e poi amplificato sui maggiori canali social: Twitter, Facebook e Youtube. Il contenuto caricato sul sito dell’azienda viene ripreso da testate e riviste che si occupano dell’argomento e ogni link rimanda a landing page ben architettate dotate di call to action. Non è una procedura a prova di criticità ma se ben eseguita è in grado di assicurare notevole traffico in entrata.

Retargeting

Il retargeting è un cookie che permette di tracciare un utente appena uscito dal sito. Il cookie indirizzerà degli ads mirati su quel preciso utente in qualunque momento della sua navigazione, in modo da tenere il tuo brand sempre in vista. L’utente è di per sé un consumatore in potenza, spesso indeciso; un piccolo aiutino di memoria può aiutarlo a diventare un consumatore a tutti gli effetti.

Blog

Il blog è un ottimo incubatore per contenuti, pronti per essere condivisi sui Social (e così aumentare il pubblico) e per catturare l’attenzione dei motori di ricerca, attratti dai contenuti di qualità generati dal sito con una certa frequenza (e così migliorare il ranking).

L’imbuto delle vendite digitali

Come è facile intuire, non tutto il traffico in entrata è convertibile in una vendita, ecco perché si utilizza la metafora dell’imbuto per rappresentare l’andamento delle conversione ottenibili con il Digital Marketing per l’edilizia:

  • Target Market. In cima all’imbuto troviamo tutto il traffico in entrata generato dalle strategie precedentemente descritte. Più le strategie e le tecniche sono state applicate con criterio e coerenza, più il traffico ottenuto sarà di qualità (in target) e maggiori saranno quelli che raggiungeranno la fine dell’imbuto, ovvero l’acquisto.
  • Lead. La maggior parte degli utenti in entrata abbandonerà presto la navigazione, tuttavia, si considera che almeno una piccola parte di essi sia tutto sommato interessata all’argomento. A questo punto l’importante è creare delle call to action leggere, ma fortemente personalizzate (magari sotto categorie del comparto edile) per testare l’interesse. La call to action potrebbe essere la sottoscrizione alla mailing list, azione che se eseguita trasformerebbe l’utente in un lead.
  • Opportunità. L’opportunità si colloca un attimo dopo il lead e un attimo prima della vendita vera e propria. Si tratta di spingere i lead ad un’azione concreta, ovvero verso l’opportunità di acquistare un servizio, anche attraverso l’invio di materiale interattivo (ad esempio su come calcolare il preventivo per la ristrutturazione dell’appartamento).
  • Vendita. Contenuti di assoluta qualità e altamente mirati portano con molta facilità all’acquisto, alla conversione finale, che non è necessariamente l’ultima perché potrebbe instaurarsi un rapporto di lunga durata brand-consumatore.